
Sul fluoro e sulla sua efficacia si sentono ancora, a volte, informazioni contrastanti… facciamo chiarezza, iniziando con una piccola premessa.
Lo smalto dei denti, cioè il loro rivestimento esterno, è formato in gran parte di idrossiapatite, un composto del calcio.
I batteri che provocano la carie aderiscono allo smalto e si nutrono di zuccheri, che trasformano in acidi; questi ultimi sciolgono l’idrossiapatite e decompongono lo smalto: è così che si forma la carie. A contatto con lo smalto dei denti, il fluoro reagisce con l’idrossiapatite che diventa così fluorapatite, un composto che non è solubile agli acidi e quindi è inattaccabile dai batteri.
Per saperne di più sul suo utilizzo, facciamo tre domande alla dott.ssa Beatrice Costa.
1) Il fluoro è davvero efficace?
Gli studi hanno confermato l’efficacia del fluoro non solo nel prevenire, ma anche nel trattare le carie in fase iniziale, perché è in grado di ripristinare il tessuto dentale demineralizzato: il suo utilizzo è quindi importante non solo a livello di prevenzione, ma anche come strumento terapeutico.
2) Come utilizzarlo?
Il fluoro è presente nella maggior parte dei prodotti per l’igiene orale, soprattutto nei dentifrici, ma anche in collutori, gel e mousse: a livello casalingo il suo uso è soprattutto preventivo, mentre in ambito professionale esistono formulazioni ad alta concentrazione che vengono utilizzate con i pazienti cario-ricettivi (più predisposti a sviluppare carie).
3) Quanto utilizzarne?
L’assunzione prolungata nel tempo di una quantità eccessiva di fluoro può essere dannosa per i denti, anche se soltanto a livello estetico. Nelle forme più lievi di fluorosi, questa si manifesta con la comparsa di piccole aree opache sulla superficie dello smalto dentale. Nei casi più gravi, le chiazze si estendono a buona parte della superficie del dente.
Un aspetto fondamentale è quindi il corretto dosaggio.
La concentrazione ideale nei dentifrici, stabilita dalle linee guida, è di 1000 ppm per i bambini e fino a 1500 ppm in quelli destinati agli adulti: è consigliabile controllare questo dato sui prodotti che acquistiamo, meglio ancora chiedendo indicazioni all’Odontoiatra. Attenzione anche alla quantità di dentifricio utilizzata: fino a tre anni ne basta un “un chicco di riso”, fino ai sei un quantitativo pari ad un mirtillo, dai sei in poi si può passare alla dose da grandi che corrisponde a poco più di un centimetro sullo spazzolino.
Non è necessario assumerlo come integratore: come raccomandato da FNOMCeO, la Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, “il fluoro svolge al meglio la sua azione protettiva se applicato localmente sulla superficie del dente e quindi il modo più efficace per assumerlo è attraverso dentifrici, collutori e altri prodotti locali utilizzati dai dentisti”.
Per quanto riguarda le donne in gravidanza, gli specialisti sottolineano che anche in questo caso non si raccomanda l’assunzione di integratori con lo scopo di prevenire la carie del nascituro.
